La cervicalgia è uno dei disturbi più diffusi nel mondo occidentale: si tratta il più delle volte di un’infiammazione cervicale che colpisce le vertebre superiori della colonna le quali sostengono il collo e la testa. La cervicalgia può iniziare a creare disabilità già a partire dai 30 anni d’età e i dati epidemiologici indicano che circa il 50% della popolazione mondiale sperimenta un attacco di cervicalgia almeno una volta nella vita.
Il picco di insorgenza si colloca nella fascia d’età compresa tra i 40 e i 60 anni e il disturbo sembra prediligere le donne rispetto agli uomini.

Il dolore percepito dai pazienti affetti è di entità variabile e, nella maggior parte delle volte, vi è l’insorgenza di un dolore costante che può riguardare le vertebre cervicali, le articolazioni o la muscolatura che le sorregge e ciò può provocare un irrigidimento dei muscoli cervicali, diminuzione di movimento, dolori degli arti superiori, formicolio alle mani, problemi di vista, perdita di equilibrio, nausea, emicrania e cefalea.

La cervicalgia può insorgere per innumerevoli ragioni e molto diverse tra loro: errori nello stile di vita che causano stress su questa regione della colonna vertebrale oppure dalla presenza di artrosi cervicale (a sua volta favorita da posture scorrette, oltre che dalla predisposizione genetica). Quindi, i principali fattori di rischio della cervicalgia, comprendono: tensioni psicosomatiche (ansia, stress), traumi che possono essere dovuti a posture sbagliate, perché mantenute troppo a lungo (può accadere a chi svolge un attività professionale che costringe a stare seduti per lungo tempo a una scrivania o in automobile), la sedentarietà, la mancanza di esercizio fisico, l’attività fisica estrema o gli sforzi eccessivi, eventi traumatici acuti occasionali (colpo di frusta) e soprattutto la presenza di fattori predisponenti individuali, come le alterazioni delle curvature fisiologiche della colonna (per esempio, la cifosi dorsale o l’iperlordosi lombare).

Per cercare di eliminare questa patologia, o perlomeno di attenuarla, si effettuano in genere trattamenti farmacologici o strumentali (tecarterapia, ultrasuoni) per ridurre la sintomatologia i quali necessariamente dovranno essere accompagnati da esercizi motori mirati, come manovre di sblocco muscolare improntati nell’ottica di sciogliere tensioni e stress e di mobilizzare le vertebre irrigidite e contratte con l’eventuale inserimento della rieducazione posturale per eliminare atteggiamenti sbagliati.

Dott. Jody Fumarola 
Posturologo